Overtone Music Network

a common space & database for harmonic overtones

Tran Quang Hai
  • 73, Male
  • Limeil Brevannes
  • France
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Tran Quang Hai's Connections

  • Johannes Lind
  • Nicolas Lespinasse
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Tran Quang Hai's Groups

Vocal Folds, University of Washington, USA

TRAN QUANG HAI’s lecture on overtone singing at VOCI e SUONI “DI DENTRO e DI FUORI”, 12-14 October 2017, Auditorium Pollini, PADOVA, ITALY

TRAN QUANG HAI’s lecture on overtone singing at VOCI e SUONI “DI DENTRO e DI FUORI”, 12-14 October 2017, Auditorium Pollini, PADOVA, ITALY

Standard

12 ott 2017 – 14 ott 2017 VOCI E SUONI “DI DENTRO” E “DI FUORI” Responsabili Scientifici: Giovanna Baracca, Francesco Facchin,Auditorium Pollini, PADOVA, ITALIA


Musiche che curano

umus convegno

giovanna-baracca-bis

Dott.GIOVANNA BARACCA (scientific responsible)

tran quang hai

Prof. TRAN QUANG HAI

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Prof. JOHAN SUNDBERG

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Dr. FRANCO FUSSI


Il tema di questo convegno, giunto alla sua terza edizione, prende avvio da un’osservazione relativa all’uso della voce e al suo ascolto “di dentro”, quanto “di fuori”, che a prima vista può apparirci scontata nella sua semplice formulazione. Così era accaduto anche nella precedente edizione del 2015, dove la domanda che l’aveva “innescato” si riferiva a come la nostra identità sia fortemente legata alla percezione della nostra voce.
Tornando al tema di quest’anno, ricordiamo come i maestri di coro di un tempo ci abbiano insegnato, attraverso la loro lunga e profonda esperienza viva, che una sezione corale è perfettamente amalgamata, ossia “insieme”, quando perdiamo la percezione di star cantando. Siamo, per dirla in altra forma, tutt’uno con il suono che emettiamo e con quello che deriva dal connettersi con le altre voci. Non solo perdiamo la sensazione propriocettiva di emettere suono ma anche il senso di fatica che a volte può derivare quando il canto è troppo spinto. Entriamo così in risonanza con gli altri e spesso in uno stato alterato della coscienza. Può capitare che la prima impressione quando si entra in questo stato sia di sperdimento, ci sembra manchino i riferimenti fisico-corporei. Passato questo primo momento, però, la sensazione muta in completo appagamento.
Tale situazione di “risonanza” la ritroviamo in molte attività umane che sono fortemente connesse con il fattore tempo, e ritmo in particolare. Basti pensare ai più antichi e popolari canti di lavoro o sull’andare in sincronia nella marcia di tutti gli eserciti.
Da questa prima richiesta di chiarificazione del fenomeno ritmo-suono-corpo, si è aperto un mondo vastissimo e soprattutto un mondo di recentissime ricerche sia sui più frequentati aspetti psicologici, sia, soprattutto, sugli aspetti biologici e i fattori terapeutici che sembrano emergere.
Recenti ricerche danno indicazione sugli effetti benefici, in senso non generico di “wellness” ma stretto di terapia, del canto all’unisono; così come una riabilitazione respiratoria attraverso la musica sembra intervenire nei processi di stabilizzazione non solo del ritmo cardiaco ma della pressione arteriosa.
Risonanza e sincronizzazione sono dunque due aspetti di uno stesso fenomeno che ha come conseguenza un aumento di energia.

Comitato scientifico

Giovanna Baracca
Audiologo e foniatra, docente del Conservatorio di Padova, UOD audiologia dell’Ospedale Policlinico di Milano.
Andrea Beghi
MD, specialista in Otorinolaringoiatria, certificato PAMA-AASM in Performing Arts Medicine. Docente di otoneurologia corsi di perfezionamento post laurea Università di Ferrara.
Luciano Borin
Insegnante del metodo Lichtenberger-Institut®, compositore, direttore di coro e orchestra, docente del Conservatorio di Padova.
Gianpaolo Chiriacò  etnomusicologo, docente presso la Libera Università di Bolzano.
Giovanni De Poli
Ingegnere, Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova.
Alessandro Martini
ORL, otochiururgo, audiologo, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e direttore dell’UOC di ORL dell’Az Ospedaliera di Padova.
Francesco Facchin
Direttore di coro, musicologo, musicoterapista, docente del Conservatorio e dell’Università di Padova.
Antonio Rodà
Ingegnere, ricercatore presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova.

Relatori

Umberto Ambrosetti
Professore Associato in Audiologia e Foniatria, direttore della Scuola di Specializzazione in Audiologia e Foniatria e dei Corsi di laurea in Audiometria e Tecniche Audioprotesiche, Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, Direttore dell’UOSD di Audiologia Fondazione I.R.C.C.S. Ca’ Granda Ospedale maggiore Policlinico Milano.
Gaetano Amorati  Medico chirurgo, specialista in Idroclimatologia Medica e Clinica Termale. Esperto in Omeopatia.
Francesco Avanzini Foniatra, responsabile di foniatria dell’Ospedale S. Maurizio di Bolzano.
Fabrizia Barresi Jazz vocalist e vocal coach, ricercatrice vocale.
Paola Barzan Etnomusicologa, Università di Padova.
Elena Battistella Professore d’orchestra presso il Teatro La Fenice di Venezia, psicologa, specializzata in psicoterapia cognitiva.
Luca Bello Musicista, neurologo dell’Università di Padova.
Sergio Canazza Ingegnere, ricercatore – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università di Padova.
Giovanna Cantarella ORL e Foniatra, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Piero Cosi Ingegnere, Primo Ricercatore CNR, Delegato Responsabile ISTC CNR, SS Padova.
Stefano Delle Monache Ricercatore presso il Dipartimento di Culture del Progetto, Università Iuav di Venezia.
Carlo Drioli Docente di Tecnologie Web Università di Udine, Dipartimento di Scienze Matematiche, Informatiche e Fisiche (DMIF).
Emerenziana D’Ulisse Psicoterapeuta, musicoterapista, dottore in neuroscienze – gruppo INI – Istituto Neurotraumatologico Italiano.
Mathias Echternach Otorinolaringoiatra, professore presso Freiburg Institute for Musicians’ Medicine (FIM), Universitätsklinikum Freiburg, specialista in radiologi, bambino cantore e cantore in cori tedeschi (Knaben chor Hannover, Kammerchor Stutgart).
Núria Escudé Psicologa, musicoterapeuta, membro del consiglio di presidenza dell’International Association for Music and Medicine.
Bruno Forti Psichiatra, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ulss 1 Dolomiti.
Franco Fussi ORL dell’ASL di Ravenna, direttore del Master in Vocologia e del Convegno “La Voce Artistica”.
Marco Galignano Regista, attore, docente di teoria e pratica del movimento, potenziamento vocale e recitazione, responsabile scientifico del progetto “La Voce del Corpo” dell’Università di Bologna.
Renato Gatto Direttore dell’Accademia Teatrale Veneta di Venezia, docente di tecnica dell’improvvisazione.
Sabino Iliceto Professore ordinario e direttore del Dipartimento di Scienze Cardiologiche toraciche e vascolari dell’Università di Padova.
Andrea Nacci UO ORL Audiologia, Foniatria Universitaria, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.
Luigi Pavan Psichiatra, già direttore della Clinica Psichiatrica e professore emerito dell’Università degli Studi di Padova.
Alfredo Raglio Musicoterapeuta, ricercatore Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia, coordinatore scientifico e didattico del Master di Musicoterapia dell’Università di Pavia.
Mario Rossi ORL-Foniatra, già docente di Foniatria e direttore del master in Musicoterapia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. Attualmente docente di Foniatria presso il Conservatorio « C. Pollini » di Padova e di Fisiologia dell’Apparato Vocale  presso il Conservatorio « B. Marcello » di Venezia.
Carlo Serra Filosofo della Musica, Università della Calabria.
Massimo Semenzin Psichiatra, direttore dell’Unità Operativa Complessa Salute Mentale Az Ulss 1 Dolomiti.
Johan Sundberg Professor of Music Acoustics (retired) Department of Speech Music Hearing School of Computer Science and Communication, KTH, Stockholm and  University College of Music Education Stockholm.
Paolo Tito Psichiatra, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Ulss 7 Pedemontana.
Tran Quang Hai National Center for Scientific Research / Research Center for Ethnomusicology, Paris.
Chris Tonelli University of Groningen.

GIOVEDI 12 OTTOBRE

09.00 Registrazione partecipanti
09.30 Saluti autorità
09.45 Introduzione ai lavori
10.00 Intervento musicale d’apertura
Suono – voce – canto: dal singolo al gruppo
10.15 Intervento di apertura  N. Escudé
Moderatore: S. Canazza – Discussant: G. De Poli
11.30 Tavola rotonda: La voce tra biologia ed espressione  Modelli parametrici della glottide e parlato emotivo
C. Drioli
La sintesi della voce con timbro personalizzato
P. Cosi
Sound design tools kit
S. Delle Monache
13.00 Pausa pranzo
Cantare – far musica insieme sincronizza anche la pulsazione cardiaca
14.15 Gruppo vocale “Stellæ matutinæ”
dir. Luciano Borin, Il canto all’Unisono
14.30 Ecografia laringea nel cantante
F. Avanzini
15.15 Effetti della musica, preghiera e respirazione sul sistema cardiovascolare
S. Iliceto
Moderatore: G. Baracca – Discussant: A. Martini
16.30 Tavola rotonda
Voci e suoni dentro: dagli acufeni alle allucinazioni uditive
A. Beghi
Le patologie gravi della voce e le loro conseguenze
M. Rossi
Risonanza e timbro vocale: alcune valutazioni sulla fisiologia del canto
A. Nacci
Fonochirurgia nel cantante
G. Cantarella
18.00 Fine lavori
20.30 Concerto

VENERDI 13 OTTOBRE

La musica insieme sincronizza gli animi: tra normalità e patologia 
9.15 PercussionArtensemble del Conservatorio
dir. M. Pastore
9.30 Il tempo interiore
L. Pavan
10.15 Il Ritmo in Psicoterapia
B. Forti
10.45 Il fascino irresistibile del ritmo
M. Semenzin
11.00 Coffee break
11.15 Il Tempo che cura
P. Tito
Moderatore: M. Semenzin – Discussant: L. Pavan
11.30 Tavola rotonda: La risonanza emotiva nella relazione 
Risonanze ed emotività nel musicista
E. Battistella
Musica e dopamina
L. Bello
Risonanze musicali e sintonizzazioni
E. D’Ulisse
L’approccio musicoterapeutico attivo: dalla sincronizzazione alla sintonizzazione affettiva
A. Raglio
13.00 Pausa pranzo
Il canto e la musica insieme: concetti e contesti
14.15 Duo Jazz del Conservatorio
M. Tonolo pianoforte, F. Angiuli Contrabbasso
14.30 Raffigurare nel tempo e nello spazio: Il gesto vocale
C. Serra
15.20 Amandla. Il canto come condivisione tra scenari etnografici e rivendicazioni sociali
G. Chiriacò,
15.50 Coffee break
Moderatore: F. Facchin – Discussant: G. Chiriacò
16.20 Tavola rotonda: Voce – risonanza – corpo: pratiche di ricerca Memoria e Risonanza dalla meditazione cantata alla fisica quantistica
F. Barresi
Soundsinging and Social (In)Justice
C. Tonelli
Esperienze corali nella scuola
P. Barzan
Il gesto vocale come strumento di apprendimento
M. Galignano
Workshop
18.30 Alla ricerca del proprio ISO
E. D’Ulisse
20.30 Cena sociale

SABATO 14 OTTOBRE

Moderatore: U. Ambrosetti
9.00 The voice as a musical instrument
J. Sundberg
9.45 Dynamic magnetic resonance during singing activity: what happens inside
M. Echternach
10.15 La riabilitazione della voce: esempi pratici
F. Fussi
10.45 Coffee break
11.15 Disfonia spasmodica e riabilitazione:un case-report
G. Amorati, L. Borin
11.45 Canto difonico
T. Quang Hai
13.00 Esecuzione musicale a cura di SaMPL
13.15 Pausa pranzo
14.30 Workshop
Le risonanze nel canto: gli esercizi per bilanciarle correttamente
G. Baracca, L. Borin
La vocalità teatrale come percorso per migliorare l’emissione vocale parlata
R. Gatto
16.00 Sessione plenaria: Conclusioni
17.00 Concerto di conclusione

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INFO e ISCRIZIONI

Iscrizione entro il 18 settembre 
Iscrizione al convegno €   80,00
Iscrizione al convegno incluso 1 workshop a scelta € 100,00
Ridotto Studenti
Iscrizione al convegno €   60,00
Iscrizione al convegno incluso 1 workshop a scelta €   80,00
Dopo il 18 settembre
Iscrizione al convegno € 100,00
Iscrizione al convegno incluso 1 workshop a scelta € 120,00
Ridotto Studenti
Iscrizione al convegno €   80,00
Iscrizione al convegno incluso 1 workshop a scelta € 100,00
Le quote di partecipazione sono IVA 22% inclusa.
Sono esenti IVA le iscrizioni effettuate da Enti pubblici.
In sede congressuale si accetteranno le iscrizioni sino ad esaurimento dei posti disponibili.

Contatti

Segreteria Organizzativa e Provider ECM
Meet and Work Srl
Tel: 049 8601818
Comitato Organizzativo
Associazione UMUS
Cell: 392 996 5505

Tran Quang Hai : Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI

Tran Quang Hai : Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI

Standard
Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI
Tran Quang Hai (Francia)
tran-quang-hai-s-portrait-in-2002
Negli ultimi 40 anni si sono prodotte un numero considerevole di ricerche riguardo questo peculiare fenomeno vocale, in particolare sulle modalità con le quali esso è praticato in Mongolia e a Tuva.
In mongolo e tuvano la parola KHOOMEI significa faringe, gola e KHOOMEILAKH è la tecnica di produrre armonici vocali. Questa tecnica piuttosto insolita, che porta la voce umana ai suoi limiti, comporta la produzione simultanea di due suoni: un suono grave o fondamentale che è ricco di armonici e la reminiscenza dello Jew’s harp[1] (motivo per cui questa tecnica è anche chiamata “ Jew’s harp voice”). Secondo i cantanti della Mongolia questa tecnica è molto faticosa. L’esecutore deve tendere i muscoli e gonfiare le guance. Variando la pressione dell’aria attraverso le corde vocali, il volume del cavo orale e la posizione della lingua, vengono ottenuti suoni diversi. In questo modo, armonici di diverse frequenze vengono prodotti formando melodie. La fondamentale viene prodotta nel retro della gola, passando attraverso il cavo orale e attraverso l’eccitazione delle labbra leggermente divise e in misura minore attraverso il naso.
La ricerca può essere eseguita in molti modi: dai sistemi di osservazione degli esecutori nativi dopo una o più visite nei paesi che interessano, o attraverso una pratica strumentale e un addestramento vocale che mirano ad una migliore comprensione della struttura musicale assunta dalla popolazione studiata.
La mia ricerca non appartiene a una di queste due categorie in quanto non sono stato in Mongolia e non ho imparato lo stile KHOOMEI (canto armonico) da un insegnante Mongolo.
Quello che ora vado descrivendo è il risultato dei miei propri esperimenti che abiliteranno chiunque a produrre due note simultaneamente in maniera simile allo stile Mongolo e Tuvano di canto armonico.
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DEFINIZIONE
La maniera con la quale viene tradotta la parola Mongola o Tuvana non è uniforme: HO-MI, HÖ-MI (Vargyas, 1968), KHOMEI, KHÖÖMII (Bosson, 1964: 11), CHÖÖMEJ (Aksenov 1973: 12), CHÖÖMIJ (Vietze 1969: 15-16), XÖÖMIJ (Hamayon 1973; Tran Quang Hai 1980: 162).
Ricercatori francesi hanno altri termini per descrivere questa peculiare tecnica vocale come per esempio CHANT DIPHONIQUE o BIPHONIQUE (Leipp 1971), Tran Quang Hai 1974, Gilles Leothaud 1989, VOIX GUIMBARDE, VOIX DEDOUBLEE (Helffer 1973, Hamayon 1973), e CHANT DIPHONIQUE SOLO (Marcel-Dubois 1979).
Altri termini esistono in Inglese come SPLIT-TONE SINGING, THROAT SINGING, OVERTONE SINGING, e HARMONIC SINGING. In Germania è chiamato ZWEISTIMMIGEN SOLOGESANG. in Italia CANTO DIFONICO O CANTO DIPLOFONICO.
Per convenienza, io ho impiegato il termine “OVERTONE SINGING[2]” per descrivere uno stile di canto eseguito da una singola persona che produce contemporaneamente una fondamentale che continua e un altro suono più acuto tra quelli della serie delle parziali o armoniche, che ricordano il suono del flauto .
Come sono giunto al “Canto Armonico” (“overtone singing”)
Nel 1970, al Department of Ethnomusicology (Musee de l’Homme), il Prof. Roberte Hamayon mi fece ascoltare le sue registrazioni fatte in Mongolia nel 1967 e nel 1969. Fui sorpreso dalla natura straordinaria e unica di questa tecnica vocale.
Per molti mesi compii ricerche bibliografiche negli articoli dove era trattato questo stile di canto nel tentativo di ottenere informazioni sulla pratica del Canto Armonico, ma ricevetti piccole soddisfazioni.
Spiegazioni meramente teoretiche e alcune volte di natura ambigua non fecero nulla di meglio che creare e incrementare la confusione col il che la mia ricerca fu abbandonata. A dispetto della mia completa ignoranza sul metodo impiegato per imparare il Canto Armonico praticato dai Mongoli, dai Tuvani e da altre popolazioni della Siberia, non mi scoraggiai minimamente per i risultati negativi ottenuti all’inizio dei miei studi dopo mesi di sforzo. Io lavorai interamente solo brancolando a mio modo nel buio per due lunghi anni, ascoltando frequentemente dalle registrazioni effettuate da Roberte Hamayon depositate nel Sound Archives del Department of Ethnomusicology del Musee de l’Homme. I miei sforzi non portavano risultati. Nonostante la conoscenza della tecnica dello scacciapensieri, il lavoro all’inizio fu difficile e scoraggiante.
Provai anche a fischiare mentre emettevo un suono grave con la voce come fondamentale. Comunque all’analisi spettrografica si vedeva che non era simile alla tecnica Xöömij dei Mongoli. Alla fine del 1972 mi resi conto che ero ancora molto lontano dalla mia meta.
Poi, un giorno, nel novembre del 1973, mentre cercavo di calmare i miei nervi nella terrificante congestione del traffico di Parigi, accadde che feci vibrare le mie corde vocali nella faringe con la bocca mezzo aperta recitando a memoria le lettere dell’alfabeto. Quando arrivai alla lettera “L”, e la punta della lingua stava quasi per toccare la cima del palato, sentii improvvisamente un suono armonico chiaro, puro e potente. Ripetei molte volte l’operazione ottenendo lo stesso risultato; tentai poi di cambiare la posizione della lingua sul palato mantenendo il suono di base. Una serie di palatali risuonò come un disturbo nelle mie orecchie. All’inizio trovai gli armonici dell’accordo perfetto. Lentamente, dopo una settimana di addestramento intensivo, slittando verso l’acuto o il grave con la fondamentale scoprii da me stesso il mistero del canto armonico, il cui stile appariva vicino a quello praticato dai Mongoli e dai Tuvani.
IL MIO METODO DI ADDESTRAMENTO
Dopo due mesi di “ricerca” e dopo numerosi esperimenti di vario genere, riuscii a creare una breve melodia di armonici. Questa è la mia “ricetta” per aiutare chiunque a fare questo primo passo per cantare gli armonici.
1. Intensificare la produzione vocale con una voce di gola
2. Pronunciare le lettere “I” e “U” collegandole insieme e ripetendo molte volte in un fiato.
3. Si faccia un suono nasale con la punta della lingua in posizione bassa.
4. In questo modo è possibile mettere a fuoco la linea degli armonici superiori sia in ordine ascendente che discendente.
Questa è la prima tecnica, quella che io chiamo “tecnica a una cavità”. Ciò è piuttosto facile da fare e chiunque può ottenere due suoni simultanei nel giro di un minuto di pratica.
La seconda “ricetta” aiuterà a produrre gli armonici chiari alla maniera dello stile Mongolo e Tuvano. Io chiamo questa “tecnica a due cavità”.
1. Si emetta il suono vocalico “E” più lungo possibile.
2. Si pronunci la lettera “L”. Mantenere la posizione con la punta della lingua che tocca il palato. In questa posizione la bocca è divisa in due cavità, una davanti e una dietro.
3. Si pronunci prima “LAANG” per diverse volte (primo esercizio) e poi “LOONG” per altrettante (secondo esercizio). Quando gli armonici sono udibili si canti tenendo la lingua contro il palato e contemporaneamente cambiando la forma della bocca come per pronunciare le vocali da “A” a “O” e successivamente da “O” a “A” eseguendolo molte volte in un fiato.
4. Si faccia un suono nasale.
5. In questa maniera si può produrre chiaramente la serie di armonici in stile Mongolo.
Per i principianti gli armonici dell’accordo perfetto (Do, Mi, Sol, Do) sono facili da ottenere.
Comunque, un allenamento particolarmente duro è necessario per ottenere scale pentatoniche. Ogni persona ha la sua altezza favorita che l’abilita a produrre una maggiore gamma di parziali. Questa fondamentale favorita varia secondo le qualita della voce del singolo cantante.
NUOVI ESPERIMENTI DI CANTO ARMONICO
Altri esperimenti dai quali ho appreso che è possibile ottenere due suoni simultaneamente in tre diversi modi:
1. nel primo modo la lingua è abbassata o leggermente curva, senza mai toccare in alcun modo il palato, e solo le labbra muovono il cavo orale. Con questa modalità del cavo orale, questa volta diviso in un’unica cavità, è possibile udire le parziali ma deboli e gli armonici più acuti non superano i 1200Hz.
2. La tecnica di base del secondo metodo è descritta sopra. Comunque, invece di tenere la bocca mezzo aperta è tenuta quasi chiusa con le labbra tirate indietro e molto strette. Perché le parziali siano molto chiare, la posizione delle labbra deve variare allo stesso tempo della lingua. Quando le parziali sono molto chiare e distinte allora la tecnica è esaurita. Gli armonici acuti possono arrivare alla zona dei 2600 Hz.
3. Nel terzo metodo la lingua è abbassata, e i denti stringono la lingua mentre si cantano le vocali “U” e “I”, con la contrazione dell’addome e dei muscoli della gola. Gli armonici più acuti possono giungere a 4200Hz.
Altri nuovi esperimenti che ho iniziato a mostrare è che io posso mantenere l’armonico allo stesso livello di frequenza usato come “nota tenuta” e cambiare la linea delle fondamentali (per esempio Do, Fa, Sol, Do). Sono anche riuscito a creare una linea di fondamentali e una di armonici che muovono contemporaneamente in direzioni opposte. In altre parole io produco una linea fondamentale ascendente e, allo stesso tempo, una linea discendente di armonici. L’effetto armonico è piuttosto inusuale ed eccezionale.
Nel 1989 io e il dottor Hugo Zemp abbiamo realizzato un film intitolato “THE SONG OF HARMONICS” che mostra una ripresa ai raggi X e una spettrografica, in tempo reale e con il suono sincronizzato, di brani di canto dei diversi paesi. Questo film prodotto dal CNRS –Audiovisivi e dalla French Society for Ethnomusicology, ottenne due premi (Grand Prize and Best Music Prize) al International Festival of Visual Anthropological Film in Estonia Ottobre 1990, un premio (Special Prize for Research) al International Festival of Scientific Film in Palaiseau (France) nel Novembre 1990, e il Grand Prize del International Festival of Scientific Film in Montreal (Canada) nel1991.
Nella musica contemporanea occidentale gruppi di cantanti sono riusciti ad emettere due note contemporaneamente e sono stati creati brani di musica d’avanguardia e nell’ambito della musica elettoacustica. David Hykes con il suo Harmonic Choir, fondato a New York nel 1975, usa il canto armonico per collegarsi con l’universo cosmico nelle sue composizioni. Demetrio Stratos (1945-1979) ha usato il canto armonico per creare una relazione tra la voce e il subconscio. Nelle mie composizioni – improvvisazioni io raccomando sempre di investigare gli armonici per arricchire il mondo dei suoni. Altri esecutori di canto armonico sono i tedeschi Michael Vetter, Christian Bollmann, Michael Reimann, l’italiano Roberto Laneri, l’olandese Rollin Rachele, l’australiano Josephine Truman, i francesi Les Voix Diphoniques , Thomas Clements, Iegor Reznikoff, Tamia, tutti costoro hanno utilizzato il canto armonico nei loro lavori.
Il canto armonico è praticato anche da numerosi gruppi (Oirat, Khakass, Gorno-Altai, Bashkir, Tuvin, Kalmuk) etnici al confine tra la Repubblica Russa e la Mongolia. In Rajasthan (India), in Taiwan presso il gruppo etnico Bunun, in Tibet presso i monaci dei monasteri Gyuto e Gyume, in Sud Africa presso la popolazione degli Xhosa, la pratica del canto armonico è nota e ovunque registrata.
Io spero che dopo questa breve introduzione al mondo degli armonici, si possa avere un’idea riguardo l’esistenza del canto armonico in differenti aree del mondo e la possibilità di sapere come ottenere armonici vocali.
Bibliografia
AKSENOV, A.N. 1973: “Tuvin Folk Music”, Journal of the Society for Asian Music 4(2):7-18, New York.
HAMAYON, R. 1980: “Mongol Music”, New Grove’s Dictionary of Music and Musicians 12: 482-485, Stanley Sadie (éd), MacMillan Publishers,Londres.
LANERI, R. 1983: “Vocal Techniques of Overtone Production”,NPCA Quarterly Journal 12(2-3): 26-30.
LEIPP, E. 1971: “Considération acoustique sur le chant diphonique”, Bulletin du Groupe d’Acoustique Musicale 58: 1-10, Paris..
LEOTHAUD, G. 1989: “Considérations acoustiques et musicales sur le chant diphonique”, Le chant diphonique, dossier n° 1: 17-43, Institut de la Voix, Limoges.
TRAN QUANG HAI & GUILOU, D. 1980: “Original Research and Acoustical Analysis in Connection with the Xöömij Style of Biphonic Singing”, Musical Voices of Asia : 162-173, The Japan Foundation (éd), Heibonsha Ltd, Tokyo.
TRAN QUANG HAI & ZEMP,Hugo. 1991: “Recherches expérimentales sur le chant diphonique”, Cahiers de Musiques traditionnelles : VOIX vol.4: 27-68, Ateliers d’ethnomusicologie /AIMP, Genève.
TRAN QUANG HAI, 1975: “Technique de la voix chantée mongole: xöömij”, Bulletin du CEMO (14 & 15): 32-36, Paris.
TRAN QUANG HAI, 1983: “Note à propos du chant diphonique mongol”, Catalogue de l’exposition Mongolie-Mongolie, Musée de l’Homme (éd), Paris.
TRAN QUANG HAI, 1989: “Réalisation du chant diphonique”, dossier n°1 Le Chant diphonique : 15-16, Institut de la Voix, Limoges.
TRAN QUANG HAI, 1990: “Les Musiques vocales”, L’Esprit des Voix, C.Alès (éd), La Pensée Sauvage: 43-52, Grenoble.
TRAN QUANG HAI, 1991: “New Experimental About the Overtone Singing Style”, (Nouvelles Expérimentations sur le chant diphonique), Nouvelles Voies de la Voix, 1ère partie, Bulletin d’adiophonologie 7(5&6): 607-618, Besançon.
TRAN QUANG HAI, 1995: ” Le chant diphonique: de……ion, historique, styles, aspect acoustique et spectral”, EM, ANnuario degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 2:123-150, Rome.
TRAN QUANG HAI, 1995: “Survey of overtone singing style”, EVTA (European Voice Teachers Association, Dokumentation 1994 (actes du congrès): 49-62, Detmold
[1] Nome inglese dello scacciapensieri o maranzano.
[2] In Italiano utilizzeremo “Canto Armonico”.

Tran Quang Hai : Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI


Tran Quang Hai : Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI


Metodo per Imparare il Canto Armonico di Stile KHOOMEI
Tran Quang Hai (Francia)
tran-quang-hai-s-portrait-in-2002
Negli ultimi 40 anni si sono prodotte un numero considerevole di ricerche riguardo questo peculiare fenomeno vocale, in particolare sulle modalità con le quali esso è praticato in Mongolia e a Tuva.
In mongolo e tuvano la parola KHOOMEI significa faringe, gola e KHOOMEILAKH è la tecnica di produrre armonici vocali. Questa tecnica piuttosto insolita, che porta la voce umana ai suoi limiti, comporta la produzione simultanea di due suoni: un suono grave o fondamentale che è ricco di armonici e la reminiscenza dello Jew’s harp[1] (motivo per cui questa tecnica è anche chiamata “ Jew’s harp voice”). Secondo i cantanti della Mongolia questa tecnica è molto faticosa. L’esecutore deve tendere i muscoli e gonfiare le guance. Variando la pressione dell’aria attraverso le corde vocali, il volume del cavo orale e la posizione della lingua, vengono ottenuti suoni diversi. In questo modo, armonici di diverse frequenze vengono prodotti formando melodie. La fondamentale viene prodotta nel retro della gola, passando attraverso il cavo orale e attraverso l’eccitazione delle labbra leggermente divise e in misura minore attraverso il naso.
La ricerca può essere eseguita in molti modi: dai sistemi di osservazione degli esecutori nativi dopo una o più visite nei paesi che interessano, o attraverso una pratica strumentale e un addestramento vocale che mirano ad una migliore comprensione della struttura musicale assunta dalla popolazione studiata.
La mia ricerca non appartiene a una di queste due categorie in quanto non sono stato in Mongolia e non ho imparato lo stile KHOOMEI (canto armonico) da un insegnante Mongolo.
Quello che ora vado descrivendo è il risultato dei miei propri esperimenti che abiliteranno chiunque a produrre due note simultaneamente in maniera simile allo stile Mongolo e Tuvano di canto armonico.
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DEFINIZIONE
La maniera con la quale viene tradotta la parola Mongola o Tuvana non è uniforme: HO-MI, HÖ-MI (Vargyas, 1968), KHOMEI, KHÖÖMII (Bosson, 1964: 11), CHÖÖMEJ (Aksenov 1973: 12), CHÖÖMIJ (Vietze 1969: 15-16), XÖÖMIJ (Hamayon 1973; Tran Quang Hai 1980: 162).
Ricercatori francesi hanno altri termini per descrivere questa peculiare tecnica vocale come per esempio CHANT DIPHONIQUE o BIPHONIQUE (Leipp 1971), Tran Quang Hai 1974, Gilles Leothaud 1989, VOIX GUIMBARDE, VOIX DEDOUBLEE (Helffer 1973, Hamayon 1973), e CHANT DIPHONIQUE SOLO (Marcel-Dubois 1979).
Altri termini esistono in Inglese come SPLIT-TONE SINGING, THROAT SINGING, OVERTONE SINGING, e HARMONIC SINGING. In Germania è chiamato ZWEISTIMMIGEN SOLOGESANG. in Italia CANTO DIFONICO O CANTO DIPLOFONICO.
Per convenienza, io ho impiegato il termine “OVERTONE SINGING[2]” per descrivere uno stile di canto eseguito da una singola persona che produce contemporaneamente una fondamentale che continua e un altro suono più acuto tra quelli della serie delle parziali o armoniche, che ricordano il suono del flauto .
Come sono giunto al “Canto Armonico” (“overtone singing”)
Nel 1970, al Department of Ethnomusicology (Musee de l’Homme), il Prof. Roberte Hamayon mi fece ascoltare le sue registrazioni fatte in Mongolia nel 1967 e nel 1969. Fui sorpreso dalla natura straordinaria e unica di questa tecnica vocale.
Per molti mesi compii ricerche bibliografiche negli articoli dove era trattato questo stile di canto nel tentativo di ottenere informazioni sulla pratica del Canto Armonico, ma ricevetti piccole soddisfazioni.
Spiegazioni meramente teoretiche e alcune volte di natura ambigua non fecero nulla di meglio che creare e incrementare la confusione col il che la mia ricerca fu abbandonata. A dispetto della mia completa ignoranza sul metodo impiegato per imparare il Canto Armonico praticato dai Mongoli, dai Tuvani e da altre popolazioni della Siberia, non mi scoraggiai minimamente per i risultati negativi ottenuti all’inizio dei miei studi dopo mesi di sforzo. Io lavorai interamente solo brancolando a mio modo nel buio per due lunghi anni, ascoltando frequentemente dalle registrazioni effettuate da Roberte Hamayon depositate nel Sound Archives del Department of Ethnomusicology del Musee de l’Homme. I miei sforzi non portavano risultati. Nonostante la conoscenza della tecnica dello scacciapensieri, il lavoro all’inizio fu difficile e scoraggiante.
Provai anche a fischiare mentre emettevo un suono grave con la voce come fondamentale. Comunque all’analisi spettrografica si vedeva che non era simile alla tecnica Xöömij dei Mongoli. Alla fine del 1972 mi resi conto che ero ancora molto lontano dalla mia meta.
Poi, un giorno, nel novembre del 1973, mentre cercavo di calmare i miei nervi nella terrificante congestione del traffico di Parigi, accadde che feci vibrare le mie corde vocali nella faringe con la bocca mezzo aperta recitando a memoria le lettere dell’alfabeto. Quando arrivai alla lettera “L”, e la punta della lingua stava quasi per toccare la cima del palato, sentii improvvisamente un suono armonico chiaro, puro e potente. Ripetei molte volte l’operazione ottenendo lo stesso risultato; tentai poi di cambiare la posizione della lingua sul palato mantenendo il suono di base. Una serie di palatali risuonò come un disturbo nelle mie orecchie. All’inizio trovai gli armonici dell’accordo perfetto. Lentamente, dopo una settimana di addestramento intensivo, slittando verso l’acuto o il grave con la fondamentale scoprii da me stesso il mistero del canto armonico, il cui stile appariva vicino a quello praticato dai Mongoli e dai Tuvani.
IL MIO METODO DI ADDESTRAMENTO
Dopo due mesi di “ricerca” e dopo numerosi esperimenti di vario genere, riuscii a creare una breve melodia di armonici. Questa è la mia “ricetta” per aiutare chiunque a fare questo primo passo per cantare gli armonici.
1. Intensificare la produzione vocale con una voce di gola
2. Pronunciare le lettere “I” e “U” collegandole insieme e ripetendo molte volte in un fiato.
3. Si faccia un suono nasale con la punta della lingua in posizione bassa.
4. In questo modo è possibile mettere a fuoco la linea degli armonici superiori sia in ordine ascendente che discendente.
Questa è la prima tecnica, quella che io chiamo “tecnica a una cavità”. Ciò è piuttosto facile da fare e chiunque può ottenere due suoni simultanei nel giro di un minuto di pratica.
La seconda “ricetta” aiuterà a produrre gli armonici chiari alla maniera dello stile Mongolo e Tuvano. Io chiamo questa “tecnica a due cavità”.
1. Si emetta il suono vocalico “E” più lungo possibile.
2. Si pronunci la lettera “L”. Mantenere la posizione con la punta della lingua che tocca il palato. In questa posizione la bocca è divisa in due cavità, una davanti e una dietro.
3. Si pronunci prima “LAANG” per diverse volte (primo esercizio) e poi “LOONG” per altrettante (secondo esercizio). Quando gli armonici sono udibili si canti tenendo la lingua contro il palato e contemporaneamente cambiando la forma della bocca come per pronunciare le vocali da “A” a “O” e successivamente da “O” a “A” eseguendolo molte volte in un fiato.
4. Si faccia un suono nasale.
5. In questa maniera si può produrre chiaramente la serie di armonici in stile Mongolo.
Per i principianti gli armonici dell’accordo perfetto (Do, Mi, Sol, Do) sono facili da ottenere.
Comunque, un allenamento particolarmente duro è necessario per ottenere scale pentatoniche. Ogni persona ha la sua altezza favorita che l’abilita a produrre una maggiore gamma di parziali. Questa fondamentale favorita varia secondo le qualita della voce del singolo cantante.
NUOVI ESPERIMENTI DI CANTO ARMONICO
Altri esperimenti dai quali ho appreso che è possibile ottenere due suoni simultaneamente in tre diversi modi:
1. nel primo modo la lingua è abbassata o leggermente curva, senza mai toccare in alcun modo il palato, e solo le labbra muovono il cavo orale. Con questa modalità del cavo orale, questa volta diviso in un’unica cavità, è possibile udire le parziali ma deboli e gli armonici più acuti non superano i 1200Hz.
2. La tecnica di base del secondo metodo è descritta sopra. Comunque, invece di tenere la bocca mezzo aperta è tenuta quasi chiusa con le labbra tirate indietro e molto strette. Perché le parziali siano molto chiare, la posizione delle labbra deve variare allo stesso tempo della lingua. Quando le parziali sono molto chiare e distinte allora la tecnica è esaurita. Gli armonici acuti possono arrivare alla zona dei 2600 Hz.
3. Nel terzo metodo la lingua è abbassata, e i denti stringono la lingua mentre si cantano le vocali “U” e “I”, con la contrazione dell’addome e dei muscoli della gola. Gli armonici più acuti possono giungere a 4200Hz.
Altri nuovi esperimenti che ho iniziato a mostrare è che io posso mantenere l’armonico allo stesso livello di frequenza usato come “nota tenuta” e cambiare la linea delle fondamentali (per esempio Do, Fa, Sol, Do). Sono anche riuscito a creare una linea di fondamentali e una di armonici che muovono contemporaneamente in direzioni opposte. In altre parole io produco una linea fondamentale ascendente e, allo stesso tempo, una linea discendente di armonici. L’effetto armonico è piuttosto inusuale ed eccezionale.
Nel 1989 io e il dottor Hugo Zemp abbiamo realizzato un film intitolato “THE SONG OF HARMONICS” che mostra una ripresa ai raggi X e una spettrografica, in tempo reale e con il suono sincronizzato, di brani di canto dei diversi paesi. Questo film prodotto dal CNRS –Audiovisivi e dalla French Society for Ethnomusicology, ottenne due premi (Grand Prize and Best Music Prize) al International Festival of Visual Anthropological Film in Estonia Ottobre 1990, un premio (Special Prize for Research) al International Festival of Scientific Film in Palaiseau (France) nel Novembre 1990, e il Grand Prize del International Festival of Scientific Film in Montreal (Canada) nel1991.
Nella musica contemporanea occidentale gruppi di cantanti sono riusciti ad emettere due note contemporaneamente e sono stati creati brani di musica d’avanguardia e nell’ambito della musica elettoacustica. David Hykes con il suo Harmonic Choir, fondato a New York nel 1975, usa il canto armonico per collegarsi con l’universo cosmico nelle sue composizioni. Demetrio Stratos (1945-1979) ha usato il canto armonico per creare una relazione tra la voce e il subconscio. Nelle mie composizioni – improvvisazioni io raccomando sempre di investigare gli armonici per arricchire il mondo dei suoni. Altri esecutori di canto armonico sono i tedeschi Michael Vetter, Christian Bollmann, Michael Reimann, l’italiano Roberto Laneri, l’olandese Rollin Rachele, l’australiano Josephine Truman, i francesi Les Voix Diphoniques , Thomas Clements, Iegor Reznikoff, Tamia, tutti costoro hanno utilizzato il canto armonico nei loro lavori.
Il canto armonico è praticato anche da numerosi gruppi (Oirat, Khakass, Gorno-Altai, Bashkir, Tuvin, Kalmuk) etnici al confine tra la Repubblica Russa e la Mongolia. In Rajasthan (India), in Taiwan presso il gruppo etnico Bunun, in Tibet presso i monaci dei monasteri Gyuto e Gyume, in Sud Africa presso la popolazione degli Xhosa, la pratica del canto armonico è nota e ovunque registrata.
Io spero che dopo questa breve introduzione al mondo degli armonici, si possa avere un’idea riguardo l’esistenza del canto armonico in differenti aree del mondo e la possibilità di sapere come ottenere armonici vocali.
Bibliografia
AKSENOV, A.N. 1973: “Tuvin Folk Music”, Journal of the Society for Asian Music 4(2):7-18, New York.
HAMAYON, R. 1980: “Mongol Music”, New Grove’s Dictionary of Music and Musicians 12: 482-485, Stanley Sadie (éd), MacMillan Publishers,Londres.
LANERI, R. 1983: “Vocal Techniques of Overtone Production”,NPCA Quarterly Journal 12(2-3): 26-30.
LEIPP, E. 1971: “Considération acoustique sur le chant diphonique”, Bulletin du Groupe d’Acoustique Musicale 58: 1-10, Paris..
LEOTHAUD, G. 1989: “Considérations acoustiques et musicales sur le chant diphonique”, Le chant diphonique, dossier n° 1: 17-43, Institut de la Voix, Limoges.
TRAN QUANG HAI & GUILOU, D. 1980: “Original Research and Acoustical Analysis in Connection with the Xöömij Style of Biphonic Singing”, Musical Voices of Asia : 162-173, The Japan Foundation (éd), Heibonsha Ltd, Tokyo.
TRAN QUANG HAI & ZEMP,Hugo. 1991: “Recherches expérimentales sur le chant diphonique”, Cahiers de Musiques traditionnelles : VOIX vol.4: 27-68, Ateliers d’ethnomusicologie /AIMP, Genève.
TRAN QUANG HAI, 1975: “Technique de la voix chantée mongole: xöömij”, Bulletin du CEMO (14 & 15): 32-36, Paris.
TRAN QUANG HAI, 1983: “Note à propos du chant diphonique mongol”, Catalogue de l’exposition Mongolie-Mongolie, Musée de l’Homme (éd), Paris.
TRAN QUANG HAI, 1989: “Réalisation du chant diphonique”, dossier n°1 Le Chant diphonique : 15-16, Institut de la Voix, Limoges.
TRAN QUANG HAI, 1990: “Les Musiques vocales”, L’Esprit des Voix, C.Alès (éd), La Pensée Sauvage: 43-52, Grenoble.
TRAN QUANG HAI, 1991: “New Experimental About the Overtone Singing Style”, (Nouvelles Expérimentations sur le chant diphonique), Nouvelles Voies de la Voix, 1ère partie, Bulletin d’adiophonologie 7(5&6): 607-618, Besançon.
TRAN QUANG HAI, 1995: ” Le chant diphonique: de……ion, historique, styles, aspect acoustique et spectral”, EM, ANnuario degli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, 2:123-150, Rome.
TRAN QUANG HAI, 1995: “Survey of overtone singing style”, EVTA (European Voice Teachers Association, Dokumentation 1994 (actes du congrès): 49-62, Detmold
[1] Nome inglese dello scacciapensieri o maranzano.
[2] In Italiano utilizzeremo “Canto Armonico”.

TRAN QUANG HAI / THE WORLD OF OVERTONE SINGING

https://haidiphonie.com/
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The Mongolian traditional art of Khöömei



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TRAN QUANG HAI : The World of Overtones

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Vietnam: 16 stringed zither dàn tranh, monochord dàn bâu, 2 stringed fiddle dàn co, spoons muông , coin clappers sinh tiên, Jew's harp dàn môi
China : 2 stringed fiddle nan hu
India : Tampura, Vina
Iran : drum tombak
Indonesia: Javanese gamelan
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Comment Wall (72 comments)

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At 11:56am on October 29, 2011, Rollin Rachele said…
Hi There,
I hope you're well. Just thought you'd like to visit my new overtone singing website. You can find it at www.overtonesinging.com.
Best wishes,
Rollin
At 5:14pm on September 1, 2010, Jens Mügge said…
Dear Hai,

I added this photo here to Overtone Music Network.

All the best,
Jens
At 6:47pm on June 24, 2010, Nicolas Lespinasse said…
width="300" height="278">
At 10:40pm on June 12, 2010, giulia said…
Hi Tran Quang Hai! Great lesson! Nice to meet you in Toscana! Giulia from Spazio NU
At 11:25pm on February 4, 2010, Jens Mügge said…


Dear Hai,

a Happy Tiger Year for you too!
All the best,

Jens
At 11:44am on November 12, 2009, Sarah Hopkins said…
Greetings Tran Quang Hai... from Sunny Brisbane !
I hope this finds you in good health & spirits ? It's been many years since we met in Singapore where we were both running Overtone Singing Workshops at the World Choral Symposium ....
I've finally joined the OMN & would love to be connected with you . My apologies for taking SO LONG to join !! (You invited me to join when it first began ...I'm a bit of a novice with computers !!) Thank you for all the good work you do in spreading & sharing overtone singing world wide.
Sonic Blessings, Sarah Hopkins
At 8:51pm on May 22, 2009, Anthar Kharana said…
Thanx for your message Tran Quang!

will be in touch as soon as I've got them ;)
lots of love!! and sonic hugs!
At 9:55pm on April 30, 2009, Purevsuren Usukhjargal said…
Hallo Tran Quang Hai,

I`m glad to have meet you one Koncert (music gruppe ) in France.
you websait is very good.

Greeting from Ingolstadt
Usukhu
At 11:11pm on April 24, 2009, Jens Mügge said…
Thanks a lot Hai for sharing some of your photos from our common meeting in Berlin and thanks that I could saw how kind you are. Really it was wonderful to meet you and I wish to meet you soon as possible. By the way maybe you have noticed the national flags in the top of each page? It would be great if you can contribute from time to time a translation contribution to the Google Vietnamese or French version of this network. Only if you like ... all the best, yours Jens
At 7:16pm on April 20, 2009, Arjopa said…
Yeah, Dear Hai!!
And here are two photos I really like best!!
Thanx a lot!!

Arjopa


 
 
 

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